Il fondatore

LA STORIA. LE OPERE. L’ARDORE DI UN UOMO DI DIO.

Mons. Giuseppe Nava nacque il 12 giugno 1870 ad Aizurro, paese del Colle di Brianza che prospetta sull’Adda di Lecco, da famiglia benestante il cui casato riporta alla nobiltà decurionale del ‘700 milanese, con interessi e palazzi pure nell’Erbese.

A 41 anni è destinato prevosto a Lurago d’Erba ed in proposito viene da chiedersi, come mai una persona così distinta in questo posto? C’è da ricordare che la nomina di parroci titolati a Lurago durava da anni; dal 1820 sono Vicari foranei e poi Prevosti dal 1840. Di loro se ne potrebbero citare diversi, ma chi giunse al grado più elevato fu il dottor Giuseppe Cesarani che nel 1884 divenne Vicario generale della Diocesi.

La cura d’anime della Parrocchia comprendeva tre Comuni: Lurago, Colciago e Lambrugo. Ciò derivava forse dall’importanza che Lurago ebbe nella seconda metà del Seicento, quando con due cugini Giussani divenne il centro di un vasto potere feudale: Claudio, conte di Mondonico, e Federico, marchese di Casirago, furono feudatari di molti Comuni nelle Pievi di Agliate, Brivio, Missaglia ed Incino, e con il potere di pesca sul Lambro.

L’ingresso di Mons. Nava a Lurago non fu benigno: infatti, quel 2 aprile 1911 fu un’uggiosa giornata di vento e nevischio, che tuttavia non rallentò la grande festa predisposta dai luraghesi con “almeno 12 porte trionfali, tre musiche ed il banchetto di 100 invitati”. Inoltre da giugno ad ottobre di quell’anno, imperversò un’epidemia di tifo che causò ben 40 morti. Tutto questo però non ridusse l’ardore di Mons. Giuseppe, ma anzi l’incrementò ancora di più.

La sua attività, infatti, fu subito intensissima. Al suo arrivo la situazione era questa: la vecchia chiesa sorgeva con la facciata rivolta a ponente, il vaso interno della chiesa era rettangolare e quattro pilastri di muro su pianta a croce con archi gettati tra gli stessi ed i muri di perimetro dividevano la chiesa in tre navate. Il nuovo prevosto Nava trovò però in archivio parrocchiale un progetto di chiesa nuova in stile basilicale: ne affidò il disegno al sac. Enrico Locatelli e il progetto venne approvato dalla Commissione Diocesana. Il 9 aprile 1912 il Card. Ferrari benediceva solennemente la prima pietra della nuova chiesa. Un anno dopo, il 13 agosto del 1913, lo stesso Card. Ferrari aveva la gioia di consacrarla. Bisogna ricordare che la popolazione non solo diede offerte ma prestò le braccia: molti uomini lavorarono gratuitamente per la costruzione della chiesa e della nuova casa parrocchiale.

Proseguì anche con la sistemazione dell’Asilo: costruito nel 1908 era già in funzione. Il prevosto cercò le Suore e furono scelte le Immacolatine di Ivrea: le prime arrivarono il 28 dicembre 1911.

Dopo la guerra 1915-18, era stata murata in onore dei caduti una lapide sul palazzo municipale e in seguito si era pensato anche ad un “parco della rimembranza” che venne, di fatto, inaugurato il 15 aprile 1923 e si trova presso la piazza della Chiesa (oggi riqualificato e re-inaugurato). Dovendosi pensare ad un monumento ai caduti, il prevosto Nava ebbe l’idea di erigere il nuovo campanile che fosse anche monumento ai Caduti di Guerra.

Ma quando l’arcivescovo Ferrari si ammalò di cancro, ottenne dal Papa di mandare come Visitatore il suo segretario Don Giovanni Rossi, che venne a Lurago il 18 agosto 1920.  Fra le altre raccomandazioni del Visitatore vi fu l’insistenza per la costruzione dei due oratori: maschile e femminile. Venne costruito l’oratorio maschile negli anni 1920, 1921, 1922. Venne poi restaurata e ingrandita anche la chiesetta di Santo Stefano negli anni 1930-1931.

Nel mentre, grazie all’entusiasmo e al contributo dei luraghesi, il campanile era oramai completato. Le feste di inaugurazione furono grandi: nel pomeriggio del 9 aprile 1928 il Card. Tosi benedisse il nuovo campanile e partecipò alla grandiosa processione con il S.S. Sacramento. Per le feste di Agosto 1928 Lurago esultò, perché il Prevosto Giuseppe Nava, con biglietto della Segreteria di Stato dell’8 agosto 1928, era stato nominato Cameriere Segreto Sopranumerario di S.S. Pio XI. I parrocchiani godevano di vedere Monsignore il loro caro prevosto, che era stato tanto attivo nelle opere parrocchiali.

Il Card. Eugenio Tosi morì il 7 gennaio 1929 e l’8 settembre dello stesso anno entrava come arcivescovo di Milano l’abate benedetto di S. Paolo fuori le Mura, il Cardinal Alfredo Ildefonso Schuster. Come i suoi predecessori, il nuovo cardinale compì più volte la visita pastorale a Lurago. Nel suo libro Odoporicon 1939 – Note di Visita Pastorale (Milano, 1940) afferma che “Oggi, la Prepositura di Lurago ha un Tempio maestoso e la Parrocchia si distingue per la pietà degli abitanti e per la floridezza delle Associazioni”.

Tale intensa attività forse non fu l’aspetto preminente della sua azione pastorale; si ritiene che ciò che lo rese tanto legato e stimato dai parrocchiani sia stato il suo praticato umano. Li conosceva tutti, uno ad uno, e con loro s’adoperò nel principio di costituire costanti rapporti di fiducia in modo di adeguarne le interiori esigenze. Indicativa di tali sentimenti è la lettera che inviò il 12 Marzo 1917 ai militari in guerra: “Tu sai quanto ti amo, per te e per ciascuno dei miei 500 parrocchiani soldati, sono pronto a sacrificare tutto me stesso, anche la mia vita”, e proseguiva poi con vivi richiami alla speranza ed un forte invito ad onorare le pratiche di fede ed il precetto pasquale.

In tale trasporto verso la gente, egli sovente includeva esigenze reali, quale l’istituzione della Cooperativa di Consumo e l’amministrazione sommamente discreta dei lasciti di antichi “legati” per il sostegno degli indigenti. Intervenne pure in casi singolari come in una lunga lite inter-parentale nella quale, per dare pace, s’impegnò a finanziare, con il consenso diocesano, la costruzione di stalla e fienile. Tutte queste iniziative “pro popolo” portarono la gente a partecipare in modo attivo alle iniziative da lui intraprese, sia con sovvenzioni che con manualità.

Il periodo della seconda guerra mondiale (1939-1945) passò per Lurago, come per ogni altro paese, come periodo di ansie, di privazioni e, purtroppo, anche di lutti per la morte di alcuni suoi figli sui campi di battaglia. L’autorità governativa requisì le due più grosse campane del magnifico concerto di sei campane del campanile. In tali tempi di regime non privi d’ostacoli, Mons. Nava attivò le associazioni cattoliche con incontri settimanali, la partecipazione a manifestazioni foranee e diocesane, ed a concorsi catechistici nei quali i luraghesi ben figuravano.

La sua maggiore attenzione fu però rivolta ai giovani. Pensando alle loro esigenze organizzò gli Oratori, la Compagnia del teatro parrocchiale e pure una “Scola cantorum per il canto sacro Ambrosiano” che, sotto la direzione del coadiutore don Eugenio Manganini, acquisì favori e si meritò vari premi. Il canto e la musica componevano in lui un significato di vita comunitaria in sana e gioiosa armonia. La Banda Musicale diveniva così, per la partecipazione ed il diletto che induceva, una sintomatica presenza delle solennità parrocchiali e civiche. Quale esempio di tali intenti si riportano le iniziative dell’anno 1936, con estratti alcuni suoi commenti:

– Marzo: festa di S. Giuseppe con “Musica e coro della nostra Cappella musicale”;

– Aprile: feste pasquali “con solennità allietate da esecuzioni musicali sorprendenti”;

– Maggio: festa della vittoria in Etiopia: “Processione con la banda alla presenza di tutte le autorità”;

– Giugno: festa per la “prima messa di don Carlo Viganò con tutta pompa magna e grande apparato” e l’adesione della banda musicale.

– Agosto: Sagra di S. Rocco nella quale “la nostra bandina rediviva allieta le sacre funzioni”.

Il mattino del 10 febbraio 1942, Lurago conobbe anche la morte del suo caro Prevosto Nava. Il rimpianto per la perdita di un tanto Pastore fu unanime: i luraghesi avevano trovato in Lui non solo il costruttore di imponenti opere esterne, non solo l’uomo aperto alle nuove necessità di carattere sociale, ma soprattutto il Padre sempre a disposizione dei figli sia in tempo di pace che soprattutto in tempo di guerra, sia per le necessità spirituali che per le necessità materiali con dedizione e carità estesa a tutti, di qualunque idea, di qualunque condotta fossero.

Suo successore fu poi Don Abramo Mauri il quale, in occasione della Festa del Reduce, il 18 agosto 1945 inaugurò il busto in bronzo raffigurante Mons. G. Nava (opera dello scultore luraghese Angelo Casati): venne collocato sull’architrave della porta d’ingresso del campanile dove ancor oggi è possibile ammirarlo.

Tutto quanto sin qui riportato costituisce una somma di estrinsecazioni che se tuttavia raffrontate con la sua naturale estroversione, porta a palesare una figura ben complessa: egli incarnava sensi di ordine e di etica fermezza, morale e materiale, che rievocano i dettami post tridentini di San Carlo. Sono, infatti, reiterati in continuo i suoi richiami a partecipare con consoni intenti alle sacre funzioni, a collaborare alle iniziative parrocchiali, come pure, per dovere di coscienza, a quelle umanamente necessarie; tutto ciò per lo più con incitamenti pressanti, a volte anche personali. Egli considerava che professare giusti ed onesti comportamenti fosse un obbligo imprescindibile e richiamava a ciò con un imperativo d’ordine: “Obbedienza e obbedienza pronta”, che egli rivolgeva non solo a piccoli e semplici ma pure a grandi, quand’anche di civico potere.

Ora certuni affermano: “Altri tempi”, ed è vero; ma visto ciò che succede in questi nostri anni, dei consimili richiami potrebbero tuttora non essere fuori luogo.

 

Lurago d’Erba, 18 Febbraio 2012

A cura di Umberto Mauri e Alessandro Magni